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Proloco Velitrae

VELLETRI
Città d'Italia, Città d'Europa

 

Stemma

della città

Velletri si estende circa 40 km a sud-est di Roma, nei “Castelli Romani”, lungo la via Appia. Si estende su una superficie di 113,21 kmq sul versante sud-orientale del cratere del Vulcano Laziale, tra i 50 m s.l.m. al confine con Aprilia ai 300 del centro urbano ai 939 del Peschio. Intorno al centro cittadino, da piazza Garibaldi a viale Salvo D’Acquisto, si estende la periferia e, quindi, le campagne e la montagna. Lo stemma di Velletri, comprende vari elementi (e anche diverse versioni) che, nel corso degli anni, hanno avuto interpretazioni diverse. Gli elementi dello stemma sono: l’aquila bicipite nera accollata allo scudo, simbolo del Sacro Romano Impero; la corona sullo scudo che rappresenta il municipio; la corona imperiale sulle teste delle aquile; la rocca d’argento con tre torri merlate su fondo rosso, fondo che ricorda la bandiera imperiale; i tre cipressi legati da un nastro rosso sono anche lo stemma dell’abbazia di Farfa, località dove, nel 1146, fu consacrato Eugenio III, il papa che nel 1151 unì definitivamente il vescovado di Velletri a quello di Ostia che, mancante di abitanti, cessò anche di essere città. Tale unificazione significò per Velletri una cospicua entrata (seimila scudi corrispondenti a centinaia di migliaia di euro) da meritare, in segno di eterna gratitudine, un inquartamento nello stemma municipale. Lo stemma di Velletri è molto simile a quello delle libere città imperiali e forse fu realizzato dopo la permanenza del cardinale Marzio Ginnetti nella città di Colonia, appunto una delle libere città imperiali. Sono in corso ricerche storico-archivistiche che forniranno nuove informazioni che noi ancora non possiamo anticipare.

Velletri

Tempio delle Stimmate

La chiesa delle Stimmate di san Francesco, in origine chiamata s. Maria della Neve o di Santa Valle. Nel 1602 la chiesa fu concessa alla confraternita delle SS. Stimmate di S. Francesco che le cambiò nome. Nel 1784, durante i lavori per l’ampliamento della chiesa, furono ritrovate una lamina bronzea con scritta arcaica e 16 lastre etrusche di terracotta con scene banchetti, processioni e corse di carri dipinte a rilievo. Il materiale, che apparteneva al tempio etrusco-italico del VI secolo a. C., dedicato ad una divinità sconosciuta (Decluno o Decluna), è conservato al Museo Nazionale di Napoli.

Origini di Velletri

Gli studi moderni affermano che la fase urbana dell’antica Velitrae risale alla fine del VII secolo a.C., o all’inizio del successivo. I materiali ceramici che attestano questa datazione sono stati rinvenuti nell’area del cosiddetto tempio delle Stimmate (n. 14 in bacheca), all’estremità sud-occidentale del colle dove è situata l’arx della città antica. L’area era frequentata sin dalla II fase del ferro laziale (IX sec. a.C.), e forse su questo sperone del colle sorgevano delle abitazioni. Tuttavia, probabilmente nel VII sec. a.C., la zona fu destinata a luogo di culto, come sembra dimostrare il ritrovamento di materiali votivi. Il territorio di Velletri ha restituito numerose testimonianze archeologiche relative alla presenza umana fin da tempi molto antichi. Fu abitato durante il periodo preistorico dall’homo sapiens neandertalensis: le testimonianze della presenza umana risalgono al Paleolitico medio (60.000-50.000 anni fa) e sono costituite da manufatti litici su selce e ciottolo, rinvenuti sia sulla collina dove oggi sorge la città sia in siti dell’area meridionale del territorio recentemente individuati (contrada Castel Ginnetti e località Capanna Murata). Resti della presenza umana relativa alle ultime fasi della preistoria costituiscono, inoltre, un’importante testimonianza in alcuni siti del territorio veliterno (contrade La Parata, Le Corti e Lazzaria). Velletri, come tutte le località del Latium Vetus (zona tra il Tevere, i Colli Albani e il litorale fino al Circeo) fu abitata da popolazioni latine che, nel VII secolo a.C. (fine età del bronzo-inizio età del ferro) costruirono piccoli villaggi di capanne destinati a ingrandirsi con il tempo e a divenire città. Non si può perciò parlare di “fondazione”. I ritrovamenti archeologici di quel periodo sono pochi ma di grande importanza come la tomba a tholos di Vigna d’Andrea con la tipica urna a capanna e il corredo funebre miniaturizzato, scoperta nel 1891 nei pressi della Cantina Sperimentale e conservata nel museo Pigorini di Roma. L’urna, posta in un pozzetto di altezza e diametro 1 m composto da blocchetti di selce spessi circa 20 cm, rappresenta il limite meridionale delle tombe a capanna, quindi il limite raggiunto dai popoli crematori del XI e VIII secolo a.C. Tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C. il villaggio, da cui si controllava tutta la pianura pontina, diventò dominio (più commerciale che politico) degli Etruschi, quando essi, prima della crescita di Roma, estesero la loro influenza verso il sud fino a Cuma, in Campania. Gli Etruschi erano soprattutto commercianti e furono i primi ad avere contatti con i Greci (micenei) che scambiavano i loro prodotti lungo le coste italiane. A quel periodo risale la costruzione del tempio con le terracotte con scene di banchetti, processioni e corse di carri dipinte a rilievo. Quelle rinvenute nel 1784, durante i lavori per l’ampliamento della chiesa, sono conservate al museo nazionale di Napoli, quelle rinvenute nel 1910 durante gli scavi archeologici per la riscoperta del tempio sono esposte al museo civico di Velletri. Non è stato possibile scavare sotto il pavimento della chiesa per la presenza delle sepolture degli aderenti alla confraternita delle Stimmate e per non danneggiare la chiesa.

La Pallade Veliterna

Pallade

Veliterna

Le Decarcie

Nel 1200 il centro storico era diviso in decarcie, come risulta fin dai primi documenti disponibili. La loro esistenza nella vita istituzionale cittadina, attestata dagli statuti comunali del 1544, viene a scomparire sulla fine del secolo XVI; nei primi decenni del ’600 sono solo un retaggio del passato e nelle fonti si inizia a parlare di ‘Rione di sotto’ e ‘Rione di sopra’ (dabbàlle e dammònte. La delimitazione spaziale delle decarcie si è basata sulla scorta di alcune fonti archivistiche, come protocolli notarili dei secoli citati e di alcuni stati delle anime della parrocchia di S. Clemente della prima metà del ‘600. Gli stemmi e i colori, proposti dall’associazione Palio delle Decarcie cono quelli di una delle famiglie nobili più rappresentative della decarcìa e precisamente: Collicello (famiglia Foschi, colori: rosso e giallo); Portella (Toruzzi, colore azzurro); Castello (Palombi-Mancinelli, azzurro e celeste); San Salvatore (Filippi, azzurro e giallo); Santa Maria in Trivio (Ginnetti, rosso e bianco); Santa Lucia (Antonelli, bianco e blu). Sul loro numero e denominazione, questa la realtà consolidata dei secc. XV-XVI, Santa Maria del Trivio, da piazza Garibaldi a piazza Cairoli e dintorni. Comprende le chiese di santa Maria Assunta in Cielo, detta del Trivio, e di santa Apollonia; Santa Lucia, nella zona nord-orientale. Comprende la chiesa di santa Lucia e l’ex convento del Carmine; San Salvatore nella zona orientale. Comprende la chiesa di San Salvatore e le case medioevali del centro storico; Castello, la parte alta della città. Comprende piazza Cesare Ottaviano Augusto, il Palazzo Comunale, il Palazzo che ospitava il Delegato Apostolico, le chiese di santa Maria del Sangue, san Michele Arcangelo e San Lorenzo, le aree con i ruderi dell’Oratorio della Santissima Concezione (detto “la Coroncina”) e della chiesa delle Stimmate di san Francesco, la Chiesa dei santi Pietro e Bartolomeo; Collicello, che comprende la chiesa di san Martino e Palazzo Romani; Portella, il quartiere intorno alla cattedrale. Comprende piazza Mazzini, la chiesa di Sant’Antonio Abate, l’ex Convento di san Francesco, piazza Caduti sul Lavoro, il Palazzo Vescovile, via san Crispino, Porta Napoletana.

Sarcofago veliterno

Sarcofago

di Velletri

La Via Francigena

“Il pellegrinaggio è un mezzo per raggiungere la saggezza e la pace dell’animo passando per luoghi e persone”. Hermann Hesse Da qualche anno alcune associazioni culturali di Velletri sono coinvolte in attività di promozione e di sviluppo del territorio nell’ottica della “rete” e della condivisione di intenti. Il nostro territorio presenta un inestimabile valore di percorso storico, culturale e territoriale, essendo luogo di attraversamento della via Francigena del sud, tutt’ora valore inespresso. La via Francigena, in realtà una rete di strade che nel Medioevo portava i fedeli da Canterbury a Roma e da lì a Gerusalemme, lungo direttrici che, attraversando i territori del nostro Meridione, permettevano ai fedeli di raggiungere i porti pugliesi e di imbarcarsi alla volta della Terrasanta. Via del dialogo religioso e interculturale,che può diventare a nostro avviso, occasione per un progetto di sviluppo dei territori attraversati, come già auspicato dal Consiglio d’Europa . Il progetto nasce dalla convinzione che la promozione di questi itinerari costituisca una grande opportunità per la valorizzazione dei territori interessati, in termini religiosi, culturali ma anche turistici ed economici. Basti pensare agli effetti decisamente positivi che potrebbe avere l’integrazione, tra l’altro naturale e spontanea in un Paese come l’Italia, tra il turismo culturale e l’ecoturismo,che, stando ai dati più recenti, sono in costante crescita. Non solo integrazione di turismi, di percorsi, di territori e paesaggi, ma anche di istituzioni, piccole e grandi, di persone e soggetti che, con diverse competenze, ma uguale passione e amore, stanno già lavorando per diffondere e valorizzare il piacere del camminare “lento” lungo le Vie Francigene del Sud, che, oltre ad offrire un’esperienza di grande emozione spirituale e di solidarietà, permette di godere di paesaggi incontaminati e dell’immenso patrimonio culturale diffuso lungo tutto il cammino. In seguito ad esperienze positive attuate, relative all’ accoglienza di pellegrini provenienti da tutto il mondo, si è pronti oggi ad attivare quelle azioni che mirino a favorire itinerari trasversali con azioni di promozione, di valorizzazione culturale, paesaggistica e ambientale del territorio veliterno, attraversato dall’antica via. Primo passo del progetto sarà una prima “fotografia” dello stato di fatto relativo ai percorsi, nell’intento di fornire all’Amm.ne locale un quadro il più possibile completo per la percorribilità in sicurezza di alcuni tratti.

Palazzo Comunale

Palazzo Comunale

di Velletri